GPT-6 Astra di OpenAI: l’intelligenza artificiale che usa il computer al posto tuo

da | 12, Set, 2026 | Intelligenza Artificiale (AI)

Fino a ieri l’intelligenza artificiale ti scriveva l’email. Da oggi apre il gestionale, la trova, la stampa in PDF e la allega al preventivo.

È questa, in una frase, la differenza tra tutto quello che abbiamo usato finora e GPT-6 Astra, il modello che OpenAI ha presentato il 3 settembre 2026 e che il presidente dell’azienda, Greg Brockman, ha descritto come l’inizio della fase AGI — quella in cui un sistema artificiale regge il confronto con l’intelligenza umana nella maggior parte delle attività.

Dichiarazioni così vanno prese con le pinze: le aziende tecnologiche sono notoriamente generose con sé stesse quando presentano un prodotto. Ma sotto la retorica c’è un cambiamento concreto, e vale la pena capirlo se guidi un’impresa che ogni giorno perde ore in attività ripetitive.

Vediamo cosa sa fare davvero, quanto costa e — soprattutto — cosa conviene farci.

Cosa è successo: i fatti

Il 3 settembre 2026 OpenAI ha annunciato GPT-6 Astra con una distribuzione inizialmente riservata a un numero limitato di organizzazioni, allargata poi nei giorni successivi.

I punti fermi dell’annuncio:

  • Disponibilità: ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise, più le API OpenAI, Microsoft Azure e AWS Bedrock.
  • Prezzo API: 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 dollari per milione in uscita.
  • Finestra di contesto: circa 1.050.000 token, ovvero la capacità di tenere sott’occhio l’equivalente di diverse migliaia di pagine in una sola sessione di lavoro.
  • Per le aziende: nei piani Enterprise il modello è disattivato di default. È l’amministratore a doverlo abilitare.

Quest’ultimo dettaglio non è burocrazia: è il segnale che OpenAI stessa considera il modello abbastanza potente da volerne governare l’accensione.

La vera novità: non risponde, agisce

Il salto non sta nella qualità delle risposte. Sta nel fatto che Astra opera direttamente sul computer.

Il modello passa da un’applicazione all’altra, consulta documenti, compila moduli nel browser, modifica file, gestisce calendario e archivi. Non attraverso integrazioni API costruite su misura — che è il motivo per cui finora l’AI in azienda restava un progetto rimandato — ma usando i programmi che hai già installato, così come sono.

OpenAI ha messo particolare cura nella produzione di documenti: Astra è addestrato a generare testi, fogli di calcolo e presentazioni rispettando i modelli grafici aziendali. Tra gli esempi citati dall’azienda: ricerca di anomalie nei bilanci, ottimizzazione di codice, presentazioni conformi agli standard grafici di un’impresa.

Sul fronte delle prestazioni, i numeri dichiarati sono notevoli. Nel test OSWorld 2.0, che misura proprio la capacità di usare un computer, Astra raggiunge il 72,6% contro il 65,7% del modello precedente, e ci mette circa 40 minuti per compito invece di 75. Su FrontierMath Tier 4, un test di matematica avanzata, arriva al 97,6% — un risultato che gli addetti ai lavori definiscono “saturato”, cioè il test non è più in grado di misurare il progresso.

Un esempio citato da OpenAI rende l’idea meglio di qualsiasi percentuale: una ricerca di lavoro completa, che a una persona richiederebbe circa cinque ore, portata a termine in meno di tre minuti.

Il primo asterisco: i numeri vanno letti bene

Prima di lasciarsi impressionare, un’avvertenza che raramente finisce nei titoli.

Il punteggio più spettacolare — il 99,9% su ARC-AGI-3, un test pensato per misurare il ragionamento astratto — è stato ottenuto con quella che gli analisti descrivono come un’infrastruttura “stateful”, cioè un sistema di supporto complesso e costoso che mantiene la memoria tra un passaggio e l’altro. Con chiamate API normali, gli stessi test danno risultati molto più bassi: tra il 17% e il 63% a seconda della difficoltà.

Non è un imbroglio, ma è una distinzione che conta. I risultati da laboratorio si ottengono in condizioni da laboratorio. Quello che arriva sulla scrivania di un’azienda è un’altra cosa.

Quanto costa davvero

Qui la faccenda si fa interessante per chi deve far quadrare un bilancio.

Se usi ChatGPT. L’abbonamento Plus da 20 dollari al mese include Astra, ma con un vincolo che nelle prime settimane ha fatto discutere: secondo quanto riportato da diverse testate specializzate a metà settembre, per gli utenti Plus il modello è accessibile nelle sezioni ChatGPT Work e Codex, non nella chat ordinaria, e con una quota d’uso limitata. Per averlo nella conversazione normale servono i piani Pro, Business o Enterprise, con costi sensibilmente più alti. La distribuzione è progressiva, quindi vale la pena verificare direttamente cosa è attivo sul proprio account.

Se usi le API. I 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 in uscita vanno confrontati con i 2 e 12 dollari del precedente GPT-5.6 Terra e con i 5 e 25 dollari di Claude Opus 5. Astra è, in sostanza, il modello più caro sul mercato.

Il punto però non è il prezzo per token, è il prezzo per lavoro fatto. Le analisi indipendenti indicano che su compiti generici Astra costa circa il 75% in più per attività rispetto al modello precedente, mentre sulla programmazione il conto finisce quasi in pari perché il modello consuma meno passaggi per arrivare al risultato. Su lavori lunghi e articolati la differenza si assottiglia ulteriormente.

Tradotto: per rispondere alle email e riassumere documenti, i modelli di generazione precedente restano la scelta economicamente più sensata. Astra ha senso quando il compito è complesso e lungo abbastanza da giustificarne il costo.

Cosa cambia per una piccola impresa

Se hai un’azienda con pochi dipendenti, tre conseguenze ti riguardano direttamente.

1. Cade la barriera dell’integrazione

Il motivo per cui l’AI è rimasta fuori dalla maggior parte delle piccole imprese non è mai stato il costo dell’abbonamento: è il costo del consulente che collega l’AI al gestionale. Un modello che usa i programmi come li usa una persona salta quel passaggio. Non è magia — servono comunque supervisione e verifica — ma la soglia d’ingresso si abbassa parecchio.

2. Il valore del lavoro si sposta

Se l’AI produce la bozza del preventivo, il foglio di calcolo e la presentazione, il tempo delle persone non sparisce: si sposta sul controllo, sul giudizio e sulla relazione con il cliente. È un cambiamento di ruolo, non un taglio. Ma va governato, perché un collaboratore che non sa cosa deve verificare è un collaboratore che approva errori.

3. Il rischio si sposta con lui

Un modello che scrive un testo sbagliato ti fa perdere dieci minuti. Un modello che opera dentro i tuoi sistemi e sbaglia può inviare il documento errato al cliente sbagliato. La stessa OpenAI raccomanda di verificare fonti e dati prima di usare i risultati per informazioni sensibili o decisioni importanti. Vale la pena prenderlo alla lettera.

Le ombre: sicurezza informatica e consumi

Due questioni meritano di essere conosciute anche da chi non si occupa di tecnologia.

La cybersicurezza. Astra ha raggiunto quella che OpenAI classifica come soglia “critica” nelle capacità di sicurezza informatica: ottiene il 100% su ExploitBench, un test sulla capacità di sviluppare exploit. Per questo l’azienda ha limitato inizialmente l’accesso, ha inserito controlli automatici e ha fatto in modo che il modello rifiuti i compiti di sicurezza più avanzati, come la creazione di codice di attacco per vulnerabilità note. Il professor Pierluigi Paganini, esperto di sicurezza informatica, ha sintetizzato così la questione: il confronto si sposta dall’uomo contro la macchina alla macchina contro la macchina. Detto altrimenti: gli strumenti che difendono le aziende e quelli che le attaccano stanno migliorando alla stessa velocità.

I consumi. Secondo dati delle Nazioni Unite, entro il 2030 l’intelligenza artificiale assorbirà acqua pari al fabbisogno di 1,3 miliardi di persone e 945 terawattora di elettricità. Lo stesso Paganini osserva che la corsa a cui stiamo assistendo non è sostenibile per il pianeta con le regole attuali. Non è un problema che una piccola impresa può risolvere, ma è un fattore che nei prossimi anni finirà nei costi e nella normativa — e quindi nei bilanci.

Cosa fare adesso: quattro mosse concrete

  • Aspetta una o due settimane prima di cambiare abbonamento. Il rollout è in corso, l’accesso varia da account ad account e le condizioni si stanno assestando. Pagare oggi per un piano superiore sulla base delle promesse dell’annuncio è prematuro.
  • Scegli un solo processo da testare, e che sia noioso. L’inserimento di fatture, la compilazione di schede prodotto, la preparazione di un report mensile ricorrente. Un’attività ripetitiva, misurabile e a basso rischio: così saprai se il tempo risparmiato vale il costo, con numeri veri e non con impressioni.
  • Decidi chi verifica, prima di partire. Se l’AI opera dentro i tuoi sistemi, serve una persona che controlli l’output prima che esca dall’azienda. Non è un passaggio facoltativo, è la condizione perché il resto funzioni.
  • Non dare ad Astra le chiavi di tutto. Nei piani aziendali è disattivato di default per una ragione. Parti da un’area circoscritta, con dati non sensibili, e allarga solo quando hai visto come si comporta.

GPT-6 Astra è un passaggio reale, non una trovata di marketing: un’intelligenza artificiale che opera dentro i programmi invece di limitarsi a suggerire cosa scriverci è una cosa diversa da quella che abbiamo usato fino a ieri. Che sia “l’inizio dell’AGI”, come sostiene OpenAI, lo diranno i prossimi mesi e non un comunicato stampa.

Per un imprenditore la domanda utile non è se questa tecnologia sia impressionante — lo è — ma se risolva un problema che hai davvero, a un costo che ha senso. Oggi Astra è caro, contingentato e adatto a compiti complessi. Nella maggior parte delle piccole imprese italiane, i modelli della generazione precedente fanno ancora il lavoro meglio in rapporto al prezzo.

La mossa intelligente non è rincorrere l’ultimo annuncio. È scegliere un processo, misurarlo e decidere con i numeri in mano. Chi lo fa adesso, quando questi strumenti costeranno meno — e costeranno meno — saprà già esattamente dove metterli.

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